Nel contesto del progetto ACADE-ME, finanziato dal programma europeo “Cittadini, uguaglianza, diritti e valori” (CERV), si affronta il problema persistente dell’inclusione sociale delle persone rom, anche attraverso l’accesso e il successo nello studio. Per esplorare meglio la tematica dal punto di vista delle organizzazioni partner dei vari Paesi d’Europa, pubblichiamo oggi il contributo dell’ente capofila Ljudska Univerza Lendava.
L’articolo analizza le cause profonde del basso rendimento scolastico dei giovani rom, evidenziando come discriminazione, pregiudizi e carenza di risorse continuino a ostacolare in modo significativo l’emancipazione della loro comunità. Educazione, sensibilizzazione e diffusione di modelli positivi sono strumenti chiave per contrastare l’antiziganismo e promuovere un’istruzione più equa e inclusiva per i giovani rom.
Il contributo di Ljudska Univerza Lendava
Le cause degli scarsi risultati scolastici dei giovani rom rappresentano una questione complessa, poiché il fallimento educativo non dipende solo da carenze individuali, ma è anche strettamente legato a fattori strutturali e culturali profondamente radicati nella società.
La diversità culturale spesso non si allinea con gli standard e le aspettative prevalenti nella scuola, portando a una disconnessione tra l’ambiente domestico e quello scolastico. Questa comunità continua generalmente a fronteggiare pregiudizi, stereotipi e discriminazione nell’istruzione a causa delle proprie differenze culturali.
Molte famiglie vivono in condizioni di estrema povertà, il che influisce sull’accesso all’istruzione per bambini, adolescenti e adulti. La mancanza di risorse materiali, abitazioni inadeguate e un accesso limitato all’educazione prescolare sono solo alcuni degli aspetti che rendono difficile per i più giovani avere un buon inizio nel percorso educativo.
Sono molti i professionisti del settore educativo che dibattono sui bassi risultati di apprendimento all’interno della comunità rom. Purtroppo, questo non riesce a contrastare un atteggiamento diffuso e deleterio verso l’istruzione e a favorire lo sviluppo di misure che affrontano le difficoltà educative attraverso adattamenti specifici.
In un sondaggio condotto in Turchia, molte persone rom hanno manifestato un forte senso di colpa per la mancanza di istruzione, collegandola direttamente alla loro condizione di povertà. Questo sentimento emerge spesso anche nelle interviste con i giovani rom con cui siamo in contatto: molti di loro si auto-accusano per i propri insuccessi scolastici, attribuendoli a presunte capacità inferiori rispetto agli “altri”. Di conseguenza, si percepiscono come inadeguati e ritengono di essere i principali responsabili dei loro fallimenti scolastici.
L’influenza dell’ambiente familiare è sempre determinante. L’habitus primario dei bambini della comunità è spesso incompatibile con le pratiche e le aspettative del sistema educativo.
Analizzando questa situazione attraverso il concetto di habitus di Bourdieu, si può interpretare tale incompatibilità come “un prodotto della socializzazione romofobica, poiché la maggior parte dei bambini rom tende a credere a ciò che viene trasmesso dalla maggioranza, in questo caso dagli insegnanti” (Gezing e Greenfields 2017, pag. 37).
I bambini rom si trovano frequentemente a fronteggiare diverse sfide, tra cui la scarsa istruzione dei genitori, l’assenza di supporto per l’apprendimento domestico e condizioni sociali ed economiche precarie.
Questi fattori incidono negativamente sulla loro motivazione, autostima e rendimento scolastico. Inoltre, la limitata capacità del sistema scolastico di adattarsi alle loro esigenze, unitamente alla mancanza di formazione specifica per gli insegnanti, evidenzia l’insufficienza del supporto necessario.
Tali aspetti, insieme al coinvolgimento delle famiglie, sono fondamentali per garantire un’integrazione efficace degli studenti rom nel percorso educativo.
Gli studenti rom presentano background diversificati al momento dell’ingresso a scuola, avendo sviluppato modelli di pensiero e abitudini che complicano la loro integrazione nell’ambiente scolastico formale.
Inoltre, spesso gli insegnanti non sono consapevoli di cosa significhi per un bambino affrontare influenze culturali contrastanti (Marovič 2010, pag. 251).
Nella loro mente convivono due tradizioni culturali, due lingue e due stili di vita, poiché la famiglia e il contesto sociale circostante non offrono una socializzazione coerente. Questa complessità mentale influisce profondamente sulla formazione dell’identità del bambino.
Molti bambini rom entrano ancora nel sistema educativo provenendo da un background isolato dalle correnti sociali, derivante da uno stile di vita che i cambiamenti socio-economici e la legislazione politica hanno gravemente sconvolto negli ultimi decenni.
L’isolamento, spesso causato dalle umiliazioni che i bambini rom subiscono ancora frequentemente nell’ambiente scolastico, genera un’ambivalenza verso il sistema educativo e l’ambiente alfabetizzato non-rom, un sentimento che si trasmette soprattutto alle generazioni successive.
I bambini rom vengono spesso esclusi dall’ambiente scolastico a causa di comportamenti inappropriati. I nuovi comportamenti che i bambini rom apprendono a scuola spesso allentano il loro senso di coesione comunitaria, che è familiare alla comunità rom.
La conseguenza diretta è un indebolimento della loro accettazione sociale e del senso di appartenenza in entrambe le comunità. Questo porta a una discrepanza culturale tra il comportamento accettabile nelle culture rom e in quella scolastica, che può sfociare nell’esclusione sociale da una o dall’altra. Tuttavia, è più frequente che vengano esclusi da entrambi i gruppi.
Le relazioni comunitarie tra gruppi rom e non-rom sono quindi cruciali per l’educazione dei bambini. Infatti, il grado di integrazione è uno dei fattori decisivi per il loro successo scolastico. I genitori spesso esitano a mandare i figli a scuola per la “paura di insulti, bullismo e persino abusi fisici, sottolineando come la loro cultura non sia rispettata né dai compagni di classe né dagli insegnanti, né dal sistema educativo nel suo complesso” (Munda e Peček 2013, pag. 139).
L’ostilità che molti bambini rom continuano a subire nell’ambito scolastico costituisce un serio impedimento alla loro piena integrazione e si manifesta anche in frequenti assenze. Per molti genitori, infatti, l’allontanamento dalla scuola rappresenta l’unica strategia per proteggere i propri figli dall’esposizione a stereotipi e pregiudizi, ai quali sono costantemente soggetti.
“L’assenza e la frequenza scolastica irregolare hanno un effetto dannoso sull’educazione, poiché i rom spesso non riescono a soddisfare gli standard della cultura dominante, il che ha un impatto sull’abbandono scolastico” (Harding 2014, pag. 26).
Nel 2005, gli assistenti sociali Elichova e Dvořáková hanno condotto un approfondito studio sulle caratteristiche psicologiche dei bambini rom, rilevando in loro manifestazioni di ostilità e aggressività, accompagnate da una visione negativa di sé, una percezione sfavorevole delle proprie capacità, pessimismo e una marcata dipendenza dagli altri. Potendo constatare inoltre che i bambini rom fanno molto affidamento sul supporto emotivo e concreto degli altri, conseguenza dell’immaturità e della mancanza di autostima.
“I bambini che esprimono una visione del mondo negativa, si sentono minacciati e insicuri, si valutano come inferiori, sono meno riusciti e meno integrati socialmente” (Kosmač Brezar 2010, pag. 236).
Secondo uno studio del 2002 di Booker, le tensioni tra insegnanti e famiglie possono insorgere rapidamente quando gli insegnanti percepiscono che i bambini rom entrano a scuola privi di familiarità con le norme e le aspettative istituzionali.
“Molti genitori, infatti, restano preoccupati che le conoscenze formali acquisite a scuola non solo siano in contrasto con le competenze tradizionali della loro comunità e i relativi valori, ma possano anche compromettere le abilità trasmesse in ambito domestico” (Levinson 2008, pag. 36).
Questi genitori, influenzati dalle proprie esperienze educative negative e dalla consapevolezza della loro scarsa istruzione, manifestano le loro paure principalmente evitando il dialogo con gli insegnanti.
È indubbio che un bambino cresciuto in un contesto svantaggiato, con genitori analfabeti, possa non ricevere un adeguato sostegno familiare nel proprio percorso educativo. Come evidenziato da Šiftar nel 1970, i genitori dei bambini rom tendevano spesso a nascondere il loro basso livello di istruzione agli insegnanti. Consapevoli delle proprie limitazioni nel poter assistere i figli nel processo scolastico e nel motivarli a svolgere i compiti, rendendo ancora più complesso il loro impegno educativo.
Gobb, accademico sloveno, in uno studio condotto da Munda e Peček nel 2013, sosteneva che i genitori rom desiderassero che i loro figli avessero successo a scuola e riconoscessero l’importanza dell’istruzione per il futuro dei loro bambini. Pur sapendo che i figli dovevano svolgere i compiti, spesso si rammaricavano di non riuscire a farlo insieme a loro. Le evidenze indicavano che si sentivano impotenti nel non riuscire a convincere i propri figli a frequentare regolarmente la scuola.
Erano consapevoli, infatti, che una frequenza costante avrebbe aiutato a dimostrare agli insegnanti la serietà con cui prendevano il percorso educativo. Molti genitori, tuttavia, non potevano supportare i figli nei compiti scolastici a causa della loro limitata istruzione, ma negavano fermamente di essere disinteressati all’educazione dei propri bambini.
Analizzare le cause profonde del fallimento educativo tra i rom è essenziale per rivendicare il diritto a uno spazio pubblico. Questa consapevolezza è tanto importante quanto l’implementazione di politiche e programmi a supporto dell’istruzione dei rom. Tuttavia, tali programmi spesso “falliscono perché i risultati sono a breve termine e le politiche e i programmi non considerano appieno la situazione dei rom” (Gezing e Greenfields 2017, pag. 38).
Purtroppo, il mondo esterno raramente ha l’opportunità di conoscere gli esempi di buone pratiche sviluppate, poiché sono più familiari con le esperienze negative basate sul processo di interiorizzazione delle norme sociali.
In questo contesto, le attività promosse dal progetto ACADE-ME si propongono di essere un contributo significativo per affrontare le sfide educative e sociali dei giovani rom, promuovendo l’inclusione e l’uguaglianza attraverso una maggiore consapevolezza e formazione per tutte le parti coinvolte.






