Un contributo diffuso dal progetto ACADE-ME – Accelerating Capabilities against Anti-gypsyism and Discriminations in Education
La scuola rappresenta un luogo fondamentale per costruire una società più equa e inclusiva. In questo contesto, la qualità della relazione tra il personale docente e studentesse e studenti gioca un ruolo cruciale, influenzando non solo il rendimento scolastico, ma anche il benessere e il senso di appartenenza delle persone più giovani. Questo vale in modo particolare per bambine e bambini rom, spesso esposti a discriminazioni e stereotipi.
Una significativa esperienza su questo tema proviene dalla Slovenia ed è stata condotta da Laura Kovač, giovane donna rom, nell’ambito della sua tesi di laurea magistrale. Pur non essendo parte del progetto europeo ACADE-ME, la sua ricerca è stata valorizzata e diffusa come buona pratica d’inclusione proprio da questo progetto, che si propone di contrastare l’antiziganismo e le discriminazioni nel sistema educativo europeo.
Una ricerca tra famiglie rom e scuola
Lo studio di Laura Kovač ha coinvolto 20 alunne e alunni rom e 20 madri, attraverso interviste semi-strutturate, per esplorare come studenti e studentesse vivano il rapporto con il corpo docente e quale impatto questo abbia sulla loro esperienza scolastica.
La maggior parte delle persone intervistate ha descritto gli insegnanti come amichevoli, disponibili e comprensivi, sottolineando il loro impegno nel rendere le lezioni chiare e, in alcuni casi, nel difendere gli studenti da comportamenti discriminatori da parte dei coetanei. Sebbene non tutti i docenti siano stati percepiti in modo positivo, le eventuali difficoltà riscontrate non sono state attribuite all’origine etnica, ma piuttosto a dinamiche individuali legate al comportamento.
Anche le madri hanno in gran parte confermato questa visione positiva, elogiando il personale scolastico per la sua disponibilità e dedizione. In particolare, nella regione della Dolenjska, è stato sottolineato come, durante la pandemia, alcuni insegnanti si siano recati personalmente presso le abitazioni degli studenti per consegnare materiali didattici e garantire la continuità dell’apprendimento.
Le sfide ancora presenti
Nonostante i segnali incoraggianti, la ricerca ha fatto emergere anche alcune criticità. Alunne, alunni e madri hanno segnalato episodi di discriminazione o valutazioni inique, come voti più bassi a parità di competenze o compiti più semplici assegnati a studentesse e studenti rom. Tali pratiche rischiano di rafforzare aspettative inferiori e di limitare le possibilità di successo scolastico.
Cosa può fare la scuola
I risultati dello studio evidenziano l’importanza di una formazione più approfondita per il personale docente, in particolare su temi legati alla diversità culturale, alla cultura rom e all’uso di metodologie inclusive nei contesti multiculturali. Sviluppare competenze interculturali e relazionali è fondamentale per creare ambienti scolastici in cui ogni bambina, bambino, ragazza o ragazzo si senta rispettato e valorizzato.
In questa direzione, l’esperienza slovena rappresenta un esempio concreto di come una scuola inclusiva possa diventare realtà, a patto che vi sia un impegno costante, una formazione mirata e una responsabilità condivisa da parte di tutte le figure che compongono la comunità educativa. Valorizzare le buone pratiche è un passo fondamentale per abbattere i pregiudizi e garantire a ogni persona studente – a prescindere dall’origine – le stesse opportunità di apprendere, crescere e costruire il proprio futuro.
Il ruolo di ACADE-ME
Il progetto ACADE-ME – Accelerating Capabilities against Anti-gypsyism and Discriminations in Education – tra i suoi obiettivi, si propone anche di promuovere e diffondere buone pratiche educative, come quella emersa in Slovenia, al fine di ispirare approcci più inclusivi nei sistemi scolastici di tutta Europa. Attraverso la condivisione di storie significative, come quella di Laura Kovač, il progetto mira a mettere in luce non solo le difficoltà che le comunità rom continuano ad affrontare nel campo dell’istruzione, ma anche gli esempi positivi di resilienza, impegno e collaborazione che possono contribuire concretamente al cambiamento.







