Questo articolo è un contributo di KHC – Know How Center, partner serbo del progetto ACADE_ME – Accelerating Capabilities against Anti-gypsyism and Discriminations in Education.
Le emergenze — che si tratti di pandemie, disastri naturali o crisi sociali — colpiscono duramente il sistema educativo. A soffrirne di più sono i gruppi già vulnerabili, come la comunità rom, che vede aggravarsi ostacoli e disuguaglianze nell’accesso all’istruzione.
Scuole chiuse, interruzioni nella continuità scolastica e la perdita di un ambiente sicuro e protetto sono conseguenze che aggravano le disuguaglianze già esistenti.
Emergenze climatiche e disuguaglianze in Serbi
In Serbia, i cambiamenti climatici — inondazioni, ondate di calore, siccità, inquinamento — si traducono in maggiori assenze scolastiche, chiusure temporanee e rischi per la salute di bambine e bambini. A soffrire di più sono coloro che vivono in povertà e negli insediamenti emarginati.
Anche altre circostanze di crisi (come interruzioni nei trasporti, problemi di sicurezza o mancanza di servizi pubblici) rendono ancora più difficile la frequenza scolastica. Quando poi l’istruzione si sposta online o in forme improvvisate, gli ostacoli per le studentesse e gli studenti rom diventano quasi insormontabili.
Schemi che si ripetono in ogni crisi
In qualunque tipo di emergenza si osservano effetti simili:
- interruzione o riduzione dell’insegnamento;
- peggioramento dei rischi per salute e sicurezza (caldo, alluvioni, inquinamento);
- sospensione di servizi scolastici fondamentali (pasti, supporto psicologico, spazi sicuri);
- divario digitale sempre più ampio, per mancanza di dispositivi e connessione Internet;
- povertà crescente che riduce il tempo per lo studio.
La lezione della pandemia di COVID-19
Questa importante crisi sanitaria ha dimostrato con chiarezza quanto rapidamente le disuguaglianze educative possano ampliarsi: bambine e bambini senza strumenti digitali o connessione stabile sono stati esclusi dal sistema, e le famiglie già in difficoltà economica non hanno avuto i mezzi per sostenere i propri figli. Risultato: aumento del rischio di abbandono e dispersione scolastica precoce.
La risposta istituzionale
La risposta istituzionale fa la differenza, perché solo attraverso strategie mirate e coordinate è possibile ridurre gli effetti delle emergenze sull’istruzione: risultano quindi fondamentali piani di continuità dell’apprendimento, una comunicazione chiara e tempestiva con studentesse, studenti e famiglie, misure concrete di supporto digitale e sociale, oltre a finanziamenti adeguati e a un solido coordinamento tra i diversi settori coinvolti.
Quando questi strumenti mancano, bambine e bambini rom si trovano quasi totalmente esclusi: senza dispositivi, Internet, spazi per studiare o una persona adulta che li accompagni nel percorso educativo.
La scuola come spazio sicuro
Oltre all’apprendimento, la scuola rappresenta socializzazione, protezione, pasti e attenzione quotidiana.
In tempi di crisi, la perdita di questo punto di riferimento pesa ancora di più su studentesse e studenti vulnerabili. Gli effetti sono a lungo termine e difficili da recuperare, anche dopo il ritorno alle lezioni in presenza.
Verso un sistema più resiliente e inclusivo
Le esperienze raccolte insegnano che occorre costruire un sistema educativo capace di resistere alle crisi. Come?
- fornendo dispositivi digitali e supporto adeguato;
- sviluppando modelli alternativi di insegnamento;
- garantendo pari opportunità di apprendimento, soprattutto per bambine e bambini rom.
Investire in politiche inclusive significa non solo proteggere il diritto all’istruzione delle persone più vulnerabili, ma anche rafforzare la società intera, che diventa più equa e solidale di fronte alle difficoltà.
Questo articolo divulgativo si inserisce nel quadro del progetto ACADE_ME – Accelerating Capabilities against Anti-gypsyism and Discriminations in Education, che affronta il persistente fallimento dei processi di inclusione sociale delle persone rom, ponendo educazione, sensibilizzazione e diffusione di modelli positivi in prima linea nella lotta contro l’antiziganismo, la discriminazione e gli ostacoli all’emancipazione delle comunità rom.







